Bulerías: il palo più festoso e libero del flamenco
Se hai visto flamenco dal vivo e a un certo punto tutto il cuadro si è alzato —tra palmas, risate e remates— perché ogni artista uscisse a fare qualche passo, quello che hai visto erano bulerías. È il palo della festa. Quello che accende la sala proprio quando sembrava che la serata si stesse spegnendo.
Vediamo cosa sono, da dove vengono e perché arrivano quasi sempre alla fine.
Cosa sono le bulerías
Le bulerías sono il palo più allegro e festoso del flamenco. Veloce, vivo, a tratti sfrontato. E, soprattutto, il più libero: qui c’è posto per lo scherzo, la deviazione inaspettata e la scintilla del momento. Non esistono due bulerías uguali, perché gran parte del loro fascino sta nell’improvvisazione.
Cante, chitarra e ballo si mescolano senza ordine fisso. Uno attacca, un altro risponde, qualcuno si alza a ballare una “patá” e torna a sedersi. È il flamenco nella sua versione più sociale, quella del ritrovo e della festa.
L’origine delle bulerías (dalla soleá a Jerez)
Le bulerías sono un palo giovane. Nascono alla fine dell’Ottocento, a Jerez de la Frontera, e non dal nulla: compaiono come il finale accelerato della soleá. I cantaores chiudevano la soleá alzando il ritmo, lasciando la solennità, e da quel finale sfrenato è nato un palo con vita propria.
Del nome non c’è un’unica versione. I più citano due indizi: “burla”, per quel carattere giocoso e un po’ beffardo, e “bulla” (baccano), per il chiasso della festa. Entrambi le si addicono.
Col tempo, le bulerías hanno contagiato altri palos festosi —qualcosa di simile a ciò che accade con la rumba flamenca— e sono oggi uno dei segni distintivi del flamenco.
Il compás della bulería
Ecco il cuore della questione. Le bulerías si muovono in un ciclo di dodici tempi, la stessa famiglia metrica della soleá o delle alegrías. La differenza è la velocità e la sincope: gli accenti cadono dove non te li aspetti, e questo le dà quel tocco nervoso e ballabile.
È, per molti, il compás più difficile da “prendere”. Puoi avere buon orecchio e perderti comunque. Per questo, quando vedi un intero cuadro tenere il compás con le palmas senza scomporsi, stai vedendo anni di mestiere. Le palmas, del resto, sono un altro strumento: segnano, rispondono e spingono chi balla.
Bulerías de Jerez
Se le bulerías hanno una capitale, è Jerez. I quartieri di Santiago e San Miguel le portano nel sangue, tramandate di padre in figlio in intere famiglie flamencas.
Le bulerías de Jerez hanno un’impronta riconoscibile: un compás veloce, corto, molto interiore, con uno swing particolare difficile da imitare altrove. Non è un caso che se ne parli come di una scuola a sé. Cadice, Utrera o Lebrija hanno anche le loro, ma Jerez è il riferimento.
La chitarra nella bulería
La chitarra nella bulería non si limita ad accompagnare: punzecchia, provoca, spinge. Il tocco è veloce e percussivo, con rasgueos secchi e falsetas brevi che entrano ed escono per dialogare con il cante e il ballo.
È uno dei momenti in cui il chitarrista brilla di più, perché deve sostenere quel compás indiavolato e, allo stesso tempo, lasciare spazio agli altri per respirare. Quando funziona, chitarra, palmas e piedi suonano come un’unica macchina del ritmo.
Le bulerías nella chiusura dello spettacolo

Il finale per bulerías, con il cuadro che incita, al Tablao Flamenco 1911.
C’è un motivo per cui arrivano quasi sempre alla fine. Le bulerías sono il gran finale: il momento in cui il cuadro si scioglie, ride, e ogni artista esce a chiudere con il proprio sigillo. Cade la quarta parete. Ciò che prima era solenne, ora è celebrazione.
Vederle registrate va bene. Viverle dal vivo è un’altra cosa: senti come cambia l’aria della sala, come il pubblico inizia a battere le palmas quasi senza accorgersene. Al Tablao Flamenco 1911 quella scarica finale arriva ogni sera. Se vuoi sentirla da vicino, dai un’occhiata ai nostri spettacoli di flamenco a Madrid e lasciati travolgere dal palo più festoso del flamenco.