La Escuela Bolera: Cos’è e le Sue Origini

C’è un modo di ballare in Spagna che spiazza molta gente. Non è flamenco, non è balletto classico e non è nemmeno la tipica danza folkloristica di paese. Si nutre di tutte e tre le cose, sì, ma va completamente per la sua strada. Si chiama scuola bolera (escuela bolera). Un paio di secoli fa tutti la conoscevano perché riempiva interi teatri. Oggi, al di fuori dei circoli professionali, quasi nessuno ne parla. Ma se guardi da vicino la danza di oggi, vedrai che ha lasciato un’impronta enorme.

Cos’è la scuola bolera?

Definizione e caratteristiche principali

È facile da riassumere: prendi il controllo tecnico del balletto e uniscilo alla sfrontatezza e all’anima delle strade spagnole. Il risultato è uno stile raffinato, fatto di salti complicati, giri rapidissimi e una regola sacra: le mani non sono mai libere, suonano sempre le nacchere.

Nel flamenco l’artista improvvisa molto, cerca la vibrazione e si lascia guidare dal momento. Qui no. La scuola bolera si studia con lo spartito. Ogni movimento è misurato al millimetro. Infatti, i passi hanno nomi fissi che si insegnano allo stesso modo da generazioni, come la vuelta lisa, el bien parado o el sostenido. Le coreografie sono chiuse e hanno una struttura fissa dall’inizio alla fine.

Differenze tra scuola bolera e flamenco

Se è la prima volta che vedi uno spettacolo, le confonderai di sicuro. Ma le loro radici sono nate in luoghi opposti.

Il flamenco è cresciuto in basso, tra le famiglie gitane, nelle campagne e nelle taverne dell’Andalusia. Vive di pura espressione, di pancia e del ritmo dettato dal canto. La scuola bolera, invece, è stata inventata per i palcoscenici e i saloni dell’alta società del Settecento. Quello che fecero i maestri dell’epoca fu prendere i balli popolari delle piazze e ordinarli usando le regole della danza classica europea.

Ma attenzione, non vivono separati. La maggior parte dei ballerini professionisti passa dalla scuola bolera perché dà una base corporea pazzesca. Quando vedi un’artista sul palco muovere le braccia con quella posizione perfetta o piazzare un giro rapidissimo, dietro ci sono ore di accademia. Se vuoi scoprire come questo si inserisce nella radice del ballo puro, ti consiglio di leggere qualcosa sugli elementi fondamentali del flamenco.

L’origine della scuola bolera

Dai boleros del XVIII secolo alla danza spagnola

Tutto è iniziato nel 1700. La gente ballava nelle piazze cose como boleros, seguidillas o fandangos in modo libero. Ai maestri di ballo piacque quel ritmo di strada, così lo portarono nelle loro accademie. Lo ripulirono, ci misero la tecnica e lo trasformarono in uno show da palcoscenico. In pratica, hanno stilizzato il ballo del popolo.

Un maestro di nome Rodríguez Calderón scrisse nel 1807 un libro intitolato La Bolerología per mettere ordine e fissare le regole del gioco. Madrid e Siviglia si riempirono di accademie. Il pubblico andava in massa a teatro perché, in fondo, sentiva che quei passi venivano dalle proprie feste.

L’influenza italiana e francese nella scuola bolera spagnola

Questo stile non è nato in una bolla. A quell’epoca, Madrid era piena di coreografi francesi e italiani che lavoravano nei teatri della corte reale.

I maestri spagnoli non si misero in competizione con loro; copiarono ciò che serviva. Presero i salti alti, i giri multipli e il lavoro di piedi del balletto europeo e lo iniettarono nei ritmi tradizionali di qui. Ne uscì un mix perfetto: la disciplina di Parigi con il temperamento di una festa spagnola.

Il costume della scuola bolera

Laura Fúnez con nacchere e costume tradizionale della scuola bolera.

Laura Fúnez con nacchere e costume tradizionale della scuola bolera.

La gonna a ruota e gli elementi caratterísticos

A prima vista, l’abito ti dice già che sei davanti a qualcosa di speciale. Mantiene un’estetica identica a quella dell’Ottocento:

  • La gonna a ruota: È tagliata più corta del normale, appena sopra le ginocchia. Il motivo è pratico: il pubblico deve vedere chiaramente la velocità delle gambe e il lavoro sulle punte.

  • Le nacchere: Nel flamenco compaiono ogni tanto, ma qui sono obbligatorie dal primo secondo. Il ballerino fa suonare i suoi stessi strumenti mentre salta e gira, aggiungendo un altro livello di ritmo alla musica.

  • Le scarpe: Indossano scarpe piatte o con un tacco molto basso e nastri incrociati. Sono leggere e flessibilissime, pensate per reggere le mezze punte.

I “palos” e il repertorio della scuola bolera

Panaderos, jaleo de Jerez e ole de la curra

Il repertorio ha pezzi storici che si ballano esattamente come due secoli fa. Questi tre sono fondamentali:

  • Los panaderos: È un ballo divertidissimo e veloce. Il nome viene dai panettieri madrileni che facevano baccano nelle feste di quartiere del XVIII secolo. Le nacchere non si fermano un attimo.

  • El jaleo de Jerez: È l’esempio perfetto di connessione con il flamenco. Ha quell’aria di Cadice, con più compás, più sfrontatezza e più libertà di movimento.

  • El ole de la curra: È uno dei pezzi più antichi che si conservino. Ha un’aria quasi militare, molto elegante, che richiede di tenere il tempo in modo matematico.

Poi ce ne sono altri come el vito, las manchegas o el zorongo. Sono classici della storia della nostra danza.

La scuola bolera oggi: una tradizione viva sul palcoscenico

Oggi la scuola bolera sopravvive nei conservatori ufficiali. È una materia obbligatoria per chiunque studi danza spagnola, e il Ballet Nacional de España la cura molto nelle sue tournée.

Ma non è un pezzo archeologico da museo. È viva sui palcoscenici commerciali. Quando entri a vedere uno spettacolo e fai attenzione agli artisti, noti subito chi viene dal conservatorio. Quella fermezza nel busto e la pulizia nei giri arrivano direttamente da lì.

Al Tablao Flamenco 1911, il locale con più anni di storia alle spalle nel Barrio de las Letras di Madrid, cerchiamo proprio questo profilo. Persone che abbiano la grinta pura nelle vene ma anche la scuola tecnica della danza classica nei piedi. Infatti, quando guardi i nostri spettacoli di flamenco, questo mix accademico e passionale è ciò che rende l’esperienza dal vivo qualcosa di completamente diverso.

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