José Maya sul palco del Tablao Flamenco 1911
Questa settimana risplende di nuovo sul nostro tablao uno dei nomi più potenti del flamenco contemporaneo: José Maya.
Al Tablao Flamenco 1911, accogliere Potito significa aprire le porte a una delle pagine più brillanti del cante flamenco contemporaneo.
La storia del flamenco non può essere scritta senza menzionare l’impatto dell’apparizione di Antonio Vargas Cortés “Potito”. Nato a Siviglia ed erede di una stirpe di artisti, la sua voce “di cristallo e bronzo” attirò rapidamente l’attenzione delle più grandi figure della storia. Scoperto grazie all’intuizione di Pepe de Lucía e artisticamente sostenuto dal genio universale Paco de Lucía, Potito divenne un fenomeno che restituì al cante una freschezza e una profondità quasi mistiche.
Nel corso della sua carriera, Potito ha intrecciato la sua arte con i nomi che definiscono il genere. Dalle sue registrazioni storiche prodotte dai De Lucía alle collaborazioni con Tomatito, Vicente Amigo o il compianto Enrique Morente, il suo eco è sempre stato sinonimo di eccellenza. La sua capacità di modulare il lamento e il suo dominio assoluto del tempo lo collocano in quell’Olimpo dei cantaores che non hanno bisogno di artifici per emozionare; la sua verità risiede nella purezza della sua dedizione.
Quando Potito sale sul palco di Plaza de Santa Ana, il rituale del flamenco raggiunge la sua massima espressione. Al Tablao Flamenco 1911, il tablao più antico del mondo, la sua presenza assume un significato speciale: è l’incontro tra un palcoscenico carico di storia e una voce che è storia viva.
Vedere Potito nella nostra sala non è solo assistere a un concerto; è partecipare a un evento in cui la tradizione si manifesta in modo onesto, selvaggio ed elegante. Un momento riservato a chi cerca il flamenco autentico, quello che non si spiega, ma che ti cambia per sempre dentro.
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